Scritto di notte

Fasc. 002·25·08·2026

Il tunnel che Mosca lasciò scavare

Nel 1955 CIA e MI6 scavarono sotto Berlino Est per intercettare le comunicazioni sovietiche. Mosca lo sapeva da prima ancora che iniziassero a scavare — e lasciò fare.

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Nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1956, una squadra di tecnici sovietici scese in un cunicolo sotterraneo ad Altglienicke, nella periferia di Berlino Est, con la scusa di riparare un guasto ai cavi telefonici danneggiati dalla pioggia. Ruppero un muro di cemento armato e si trovarono davanti a una scena che sembrava uscita da un film di spionaggio: un tunnel lungo quasi cinquecento metri, illuminato, climatizzato, pieno di apparecchiature d'ascolto americane, che collegava il sottosuolo del settore sovietico a una postazione radar dell'esercito USA nel quartiere di Rudow, in territorio occidentale. La CIA aveva un nome in codice per quell'opera: Operazione Gold. Gli inglesi la chiamavano Stopwatch. E da quasi un anno intero, i sovietici sapevano tutto, fin dal primo giorno.

Un tunnel per ascoltare l'impero

L'idea nacque nel 1953 da un precedente riuscito a Vienna, dove CIA e servizio segreto britannico (MI6) avevano già intercettato le linee telefoniche sovietiche scavando sotto la città. Berlino, divisa in quattro settori e attraversata da cavi che portavano le comunicazioni militari e politiche del Patto di Varsavia, sembrava il bersaglio naturale per ripetere il colpo su scala molto più grande. Il progetto fu approvato ai massimi livelli, con il coinvolgimento diretto di Allen Dulles, direttore della CIA, e la costruzione fu affidata a ingegnieri e minatori che lavorarono per mesi scavando un cunicolo sotto il confine, mascherato da un magazzino di stoccaggio radar nel settore americano.

I lavori furono un capolavoro tecnico: il tunnel doveva restare invisibile ai sensori sismici sovietici, doveva reggere il peso del terreno berlinese saturo d'acqua, doveva alloggiare centinaia di metri di cavi d'ascolto senza che nessuno, dall'alto, si accorgesse di nulla. Fu completato nell'inverno tra il 1954 e il 1955, e a partire dal maggio 1955 iniziò a intercettare migliaia di conversazioni telefoniche e telegrafiche tra il quartier generale militare sovietico a Karlshorst e Mosca. Squadre di traduttori a Londra e Washington lavoravano senza sosta per trascrivere il traffico: si stima che il materiale raccolto in undici mesi e mezzo di attività abbia riempito decine di migliaia di ore di registrazioni.

Il tradimento che precedette lo scavo

Il problema, per gli americani e gli inglesi, era che l'operazione era compromessa ancora prima di iniziare. Tra i pochi ufficiali del SIS britannico informati del progetto fin dalle riunioni preparatorie di Londra, nel dicembre 1953, c'era George Blake, un agente che da qualche anno lavorava segretamente per il KGB. Blake era stato reclutato durante la prigionia in Corea del Nord, dove era caduto prigioniero nel 1950 mentre prestava servizio consolare a Seul, e da allora passava a Mosca ogni informazione a cui aveva accesso. Consegnò ai sovietici i dettagli del tunnel — ubicazione, tempistiche, persino i piani tecnici — prima ancora che la prima pala toccasse terra.

Ci si aspetterebbe che il KGB avesse bloccato tutto sul nascere. Non lo fece. I vertici dei servizi sovietici scelsero deliberatamente di lasciar procedere lo scavo, di lasciare che il tunnel entrasse in funzione e restasse operativo per quasi un anno, pur di non esporre la fonte che lo aveva tradito. Proteggere Blake — e con lui l'accesso privilegiato alle stanze dei bottoni dell'intelligence occidentale — valeva più del danno immediato causato dalle intercettazioni. È uno dei paradossi più studiati della Guerra Fredda: un'intera operazione di controspionaggio nata già persa, mantenuta in piedi apposta per essere sacrificata al momento e nel modo più utile a Mosca.

Quando il tunnel fu "scoperto" nell'aprile del 1956, la messinscena fu studiata nei minimi dettagli: una squadra di manutenzione, un guasto plausibile dopo giorni di piogge intense, giornalisti sovietici e della Germania Est convocati sul posto in poche ore per documentare l'"infame provocazione imperialista". Nulla doveva far pensare a una soffiata.

Un danno che non fu mai del tutto tale

Qui la storia si complica ulteriormente, ed è materia di dibattito storiografico ancora oggi. Per non bruciare Blake, il KGB non poteva permettersi di manipolare sistematicamente tutto il traffico che sapeva sarebbe stato intercettato: farlo avrebbe richiesto coordinare in anticipo migliaia di comunicazioni militari sovietiche in tutta la Germania orientale, un'operazione quasi impossibile da tenere segreta e che avrebbe rischiato di insospettire proprio i vertici sovietici, non informati dell'esistenza del tunnel per limitare il numero di persone a conoscenza del segreto. Il risultato fu che gran parte del materiale intercettato a Berlino fu, con ogni probabilità, autentico, e l'intelligence occidentale ne trasse comunque informazioni reali sulle forze del Patto di Varsavia. La disfatta annunciata si trasformò così in un successo a metà: un'operazione condannata dall'inizio che produsse comunque, per un anno, dati genuini — mentre chi l'aveva tradita restava al sicuro, invisibile, dentro i quartier generali di Londra.

Il conto arrivò dopo

Blake non fu smascherato dal tunnel, ma anni dopo, nel 1961, grazie alle informazioni fornite da un altro disertore, l'ufficiale polacco Michael Goleniewski. Processato a Londra, fu condannato a quarantadue anni di carcere — una delle pene più lunghe mai inflitte da un tribunale britannico — per aver esposto, secondo le stime dell'epoca, centinaia di agenti occidentali. Ma la storia riservava ancora un colpo di scena: nel 1966 Blake evase dal carcere di Wormwood Scrubs con l'aiuto di alcuni compagni di prigionia e di attivisti pacifisti, scavalcò un muro con una scala di corda fatta con ferri da maglia, e riuscì a raggiungere Mosca passando per la Germania Est — proprio la città il cui sottosuolo aveva contribuito a violare in senso inverso, anni prima. Vi rimase fino alla morte, nel 2020, decorato dallo stato sovietico e poi da quello russo come eroe.

Resta, sotto le strade di Altglienicke, l'eco di quel cunicolo silenzioso: un tunnel scavato per rubare segreti a Mosca, e lasciato scavare da Mosca stessa, pur di custodirne uno più grande.

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